Il contesto: perché si cambia la legge elettorale
L’Italia usa oggi il Rosatellum, un sistema misto che assegna circa un terzo dei seggi con collegi uninominali (vince chi prende un voto in più) e due terzi con liste proporzionali. Da anni i partiti discutono di cambiarlo: la riduzione del numero di parlamentari nel 2020 ha reso il meccanismo ancora più complicato, e le coalizioni pre-elettorali spesso nascono solo per vincere i collegi, non per governare insieme. La maggioranza di centrodestra ha quindi portato in Aula alla Camera un testo di riforma, calendarizzato dopo il via libera in Commissione il 26 giugno 2026, con l’obiettivo dichiarato di avere nuove regole in vigore per le elezioni politiche del 2027.
Cosa cambia: i punti principali del testo
- Sistema proporzionale: si abbandona la quota uninominale. I seggi vengono assegnati in proporzione ai voti ottenuti da ciascuna lista, su base nazionale o per grandi circoscrizioni.
- Soglia di sbarramento al 3%: le liste che non raggiungono il 3% dei voti validi restano fuori dal Parlamento. È una soglia più bassa rispetto a quella attuale del 3% per le liste nella quota proporzionale del Rosatellum, ma ora vale per l’intero sistema.
- Premio di governabilità: se una lista o coalizione supera il 42% dei voti, ottiene un bonus di seggi: 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato. Il ballottaggio, presente in versioni precedenti della proposta, è stato eliminato dal testo attuale.
- Voto fuori sede: approvato in Aula con voto unanime, un emendamento consente di votare nel comune in cui ci si trova temporaneamente — per lavoro, studio o motivi di salute — alle elezioni politiche, europee e ai referendum. È una misura attesa da anni.
- Circoscrizioni Estero ridotte: da quattro a due per la Camera, da due a una per il Senato. La misura riduce la rappresentanza degli italiani all’estero e ha generato tensioni nel dibattito parlamentare.
- Preferenze e liste: il testo prevede ancora discussioni aperte su quante preferenze esprimere e sulle regole per i capilista bloccati. È uno dei nodi politici più accesi.
Chi guadagna e chi perde
| Soggetto | Effetto probabile |
|---|---|
| Partiti medi (5-15%) | Guadagnano: un sistema proporzionale premia la proporzionalità dei voti, riducendo le distorsioni dei collegi uninominali. |
| Partiti piccoli sotto il 3% | Perdono: la soglia li esclude dal Parlamento, concentrando i seggi sulle forze più strutturate. |
| Il partito o la coalizione più votata | Guadagna se supera il 42%: il premio di 70 seggi alla Camera garantisce una maggioranza più solida. |
| Elettori fuori sede | Guadagnano: potranno finalmente votare senza tornare al comune di residenza, rimuovendo un ostacolo concreto alla partecipazione. |
| Italiani all’estero | Perdono rappresentanza diretta con la riduzione delle circoscrizioni Estero. |
| Elettori in generale | Dipende dalle regole sulle preferenze: se i capilista restano bloccati, la scelta reale rimane limitata. |
Cosa resta aperto: i nodi irrisolti
Il dibattito in Aula non è chiuso. Secondo quanto riportato da Pagella Politica e Repubblica, restano in discussione almeno tre questioni decisive:
- Le preferenze: quante se ne possono esprimere, e se i capilista di lista possono essere imposti dai partiti senza che l’elettore possa cambiarli.
- La dimensione dei collegi: circoscrizioni più grandi favoriscono i partiti nazionali; più piccole avvantaggiano i radicamenti locali.
- Il coordinamento Camera-Senato: la riforma deve produrre un testo identico in entrambe le camere, il che richiede un secondo passaggio al Senato.
Prossimi passaggi
- Conclusione dell’esame in Aula alla Camera con i voti finali sugli articoli ancora aperti.
- Trasmissione del testo al Senato per la seconda lettura.
- Eventuale ritorno alla Camera se il Senato modifica il testo.
- Promulgazione e pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, necessaria con largo anticipo rispetto alle elezioni del 2027 per consentire l’adeguamento organizzativo del Ministero dell’Interno e dei Comuni.
La riforma è ancora in corso: i numeri citati — soglia al 3%, premio di 70 seggi, quota del 42% — sono quelli del testo attuale, ma possono cambiare fino al voto finale. Consenso seguirà gli aggiornamenti man mano che il testo si consolida.
