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Venerdì 24 luglio 2026
RIFORME

Nuova legge elettorale: cosa cambia davvero con il proporzionale, il premio al 40% e il ballottaggio

24/07/2026 · consenso_admin
Nuova legge elettorale: cosa cambia davvero con il proporzionale, il premio al 40% e il ballottaggio

Cosa sta succedendo

La riforma della legge elettorale è entrata nella sua fase più calda alla Camera. Nelle ultime 48 ore la maggioranza ha bocciato l’emendamento che chiedeva di reintrodurre le preferenze (233 voti contrari, 139 favorevoli) e ha approvato all’unanimità — con 353 voti — un subemendamento che estende il voto ai cittadini fuori sede per lavoro, studio o salute, valido per le politiche, le europee e i referendum. Il testo di riforma punta a smantellare il sistema misto attuale (il cosiddetto Rosatellum) e a sostituirlo con un impianto prevalentemente proporzionale, ma con correttivi pensati per garantire governi stabili.

Il contesto: da dove veniamo

Dal 2017 l’Italia vota con il Rosatellum: un sistema misto che assegna circa un terzo dei seggi con collegi uninominali (vince chi prende un voto in più) e due terzi con metodo proporzionale. Il risultato pratico è che i partiti si presentano in coalizione per vincere i collegi, ma poi governano — o litigano — in modo frammentato. La proposta in discussione vuole cambiare questa logica.

Cosa cambia: i punti chiave della riforma

  • Addio ai collegi uninominali. I seggi vengono assegnati tutti con metodo proporzionale, in base alla percentuale di voti ottenuta da ogni lista o coalizione.
  • Premio di governabilità. Chi supera il 40% dei voti validi riceve un premio in seggi: 70 seggi in più alla Camera e 35 al Senato. L’obiettivo dichiarato è garantire una maggioranza stabile senza ricorrere a inciuci post-voto.
  • Ballottaggio eventuale. Se nessuna lista o coalizione raggiunge il 40%, ma le prime due superano entrambe il 35%, si va al ballottaggio tra le due forze più votate.
  • Soglia di sbarramento al 3%. I partiti che non raggiungono il 3% dei voti non entrano in parlamento. La soglia è più bassa rispetto all’attuale 3% per le liste in coalizione e 10% per le coalizioni stesse, il che potrebbe favorire i partiti medio-piccoli.
  • Liste bloccate (per ora). L’emendamento per reintrodurre le preferenze è stato bocciato. Questo significa che, almeno nella versione attuale del testo, saranno i partiti a decidere l’ordine dei candidati in lista, non gli elettori.
  • Voto ai fuori sede. Novità approvata all’unanimità: chi si trova lontano dalla propria residenza per lavoro, studio o motivi di salute potrà votare nel luogo in cui si trova.

Chi guadagna e chi perde

Partiti medio-piccoli: con la soglia al 3% e l’abolizione dei collegi uninominali, i partiti più piccoli non sono più costretti ad allearsi per sopravvivere. Possono correre da soli e sperare di superare lo sbarramento. Questo vale, ad esempio, per partiti come Azione, Verdi-Sinistra o Noi Moderati.

Partiti grandi in coalizione: perdono il vantaggio che il sistema uninominale dava alle coalizioni compatte. Con il proporzionale puro, il peso di ogni partito si misura direttamente sui voti, non sulla capacità di fare accordi pre-elettorali.

Elettori: il voto fuori sede è un guadagno netto per milioni di italiani che oggi rinunciano a votare per motivi logistici. Il nodo delle liste bloccate, invece, riduce il potere dell’elettore di scegliere il singolo candidato.

Stabilità di governo: il premio al 40% è pensato per evitare governi di minoranza, ma introduce una soglia alta. Se nessuno la raggiunge e si va al ballottaggio, il sistema diventa più imprevedibile.

Cosa omette il dibattito attuale

Le cronache si concentrano sul duello preferenze sì/no e sul premio di maggioranza, ma restano in ombra alcune domande rilevanti: come si calcola esattamente il premio in caso di coalizione? Cosa succede se al ballottaggio vince una forza che al primo turno aveva preso il 36% contro una che ne aveva presa il 37%? E soprattutto: la riforma è compatibile con la Costituzione, che richiede rappresentatività proporzionale? Su questi punti il dibattito parlamentare è ancora aperto.

Prossimi passaggi

  • La Camera deve completare l’esame dei circa cinquanta emendamenti residui.
  • Dopo il voto finale alla Camera, il testo passa al Senato per la seconda lettura.
  • Trattandosi di una legge ordinaria (non costituzionale), basta la maggioranza semplice in entrambe le camere.
  • Non è previsto referendum obbligatorio, ma le opposizioni potrebbero raccogliere firme per un referendum abrogativo se il testo venisse approvato.

La riforma elettorale non è una questione tecnica: decide chi entra in parlamento, chi resta fuori e quanto conta il voto di ogni cittadino. Vale la pena seguirne l’iter con attenzione.